Ridateci il lunedì sera!

07 maggio 2020

Il grido di dolore di chi gioca a calcio per passione e si sente scippato dal subdolo Covid19!

Lunedi sera, uno dei tanti, ma non è come tutti gli altri. Questo è il lunedì sera. Veniamo da 6 vittorie di fila, siamo lanciatissimi e ci aspetta uno scontro diretto per le prime 4 posizioni in classifica. Di fronte abbiamo una corazzata, hanno un attacco stellare, il migliore del campionato e vengono anche loro da 8 risultati utili consecutivi.
Ci incontriamo 1 ora prima nello spogliatoio ma come al solito arrivo per primo, non lo hanno ancora aperto. Sono fatto così, qualcuno mi prenderà anche in giro ma ho questo modo di entrare in clima partita, inizio a concentrarmi ore e ore prima. Dicono che io sia quello che parla più di tutti, che non spengo mai la radio, ma l’ora prima della partita per me è solo silenzio e respirazione.
Ho incrociato il mister, mi ha fatto capire che stasera tocca a me. Mi sento pronto, come sempre. Anche quando palesemente non lo sono, mi sento sempre e comunque pronto. Iniziano ad arrivare anche gli altri compagni, quasi tutti insieme, come ci ha insegnato il mister. Mirko sfila e si siede accanto a me, mi fa un cenno di saluto. Ormai abbiamo un tacito accordo di scaramanzia, il terzino destro si siede accanto al terzino sinistro. Qualcuno chiacchiera, qualcun altro scherza, ci si prende affettuosamente in giro. C’è tanto cameratismo, tra poco ascolteremo il discorso del mister, e non volerà più una mosca. Da qualche mese ha cambiato approccio, ha trovato la quadra, in campo siamo spaventosamente cattivi e concreti, e giochiamo un calcio fantastico, tenuto conto della categoria. E’riuscito a trasformarci in un corpo unico, chiunque scenda in campo dà il suo contributo, e stiamo volando.
Questa partita non l’ha quasi neanche preparata, sa perfettamente come ci chiederà di giocarla, e sa anche che la giocheremo esattamente così. Ci appoggiamo alle individualità che in questo momento sono al servizio del collettivo, e ognuno aiuta il compagno. Siamo finalmente diventati un gruppo, oltre che una squadra. Partiamo con gli accorgimenti tattici, le consegne di ognuno, gli schemi da adottare sui calci piazzati. E’ calcio amatoriale? Non importa. E’ tutto maledettamente serio. E non ci abbiamo mai creduto così tanto.
Prende la parola il Capitano. “Mister come sempre andiamo a prenderli alti”. E questa frase a me da una carica pazzesca, me l’ha sempre data. Lui ride, scherza, prende in giro e si fa prendere in giro da tutti ma poi in campo, quando parla, dice sempre la cosa giusta. E’ un leader dentro e fuori dal campo. Poi parlerà l’altro leader, Giovanni, e io non ho ancora idea del perché giochi in mezzo a noi e non come professionista. Ci infonde sicurezza, ci carica ulteriormente e ci ricorda le consegne difensive. Ascoltiamo tutti e rispondiamo tutti, ma tanto lo sappiamo già come finirà questa partita. Dopo quasi due anni di lavoro, il mister ha trovato la quadra, e l’ha trovata dentro ognuno di noi e tirata fuori. Ci sono Moreno e Marco che hanno visto quasi tutto il girone di andata dalla panchina, adesso tocca a loro e sono 3 partite che con loro due dietro non si prende gol. C’è Gabriele che è letteralmente esploso, la butta dentro in qualsiasi maniera, c’è Andrea che finalmente gioca per tutta la squadra, e come gioca… C’è Alberto che sfotte il capitano dal martedì alla domenica, ma poi il lunedì sembra che in campo ce ne siano tre di Alberto, è dappertutto…Ci sono Lollo e Alo, gregari che vorrei al mio fianco ovunque nella vita, per quanto si mettono a disposizione del compagno e dell’allenatore…e poi ci sono io. Che non mi arrendo e non voglio smettere, che cerco di essere utile e dare una mano a tutti, anche fuori dal campo. E oggi tocca a me.
La partita inutile descriverla. Vinciamo 4-0. Li asfaltiamo. Ormai sappiamo che li possiamo asfaltare tutti. Siamo perfetti tutti, tutti e 18.
Ma poi arriva lo stronzo. Il virus. E siamo costretti a fermarci. Dobbiamo fermare la giostra, chiuderci in casa. Resta la sensazione di incertezza, resta la paura di non poter ripartire, ma resta la convinzione che il gruppo è granitico. Una famiglia. Tutti, nessuno escluso. Challenge con la carta igienica, video chat, processi in diretta instagram, gare di grigliate, ce le inventiamo tutte. E restiamo uniti. Restiamo aggrappati a quel girone di ritorno da finire, al sogno da inseguire.
Ridateci il lunedi sera. Ridateci lo spogliatoio. Ridateci le discussioni tra compagni di squadra, quelle a brutto muso che poi dimentichi come fanno tutti gli uomini. Ridateci la nostra missione di vincerle tutte nel girone di ritorno.
Ridateci il calcio. A qualsiasi livello.
 
 
di Lucio Ciaccio

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