A chiunque voglia cambiare le cose

25 aprile 2020

Lettera aperta di Sasha Del Signore

Caro calcio,
quanto ci manchi.

"Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio".  Probabilmente nessuna frase potrà meglio esprimere il sentimento che questo sport genera in ogni appassionato.
Accade, però, che il bambino cresce, la vita gli riserva un percorso diverso, distante dal sogno nato inseguendo un pallone, e i ricordi, seppur forti, sembrano ormai lontani. Tuttavia, a dispetto di quanto si possa pensare, qualcosa è rimasto invariato in quel bambino ormai adulto: la passione.
Passione che lo spinge a giocare con gli amici ogni giovedì, dopo il lavoro, o che addirittura gli permette di allenarsi in settimana e, nel week-end, calcare i campi delle categorie dilettantistiche. Perché, in fondo, a contare davvero è l'essenza, in ogni ambito.
Eppure tutto ciò non gli basta, manca ancora qualcosa, un piccolo tassello che permetta l'incastro di ogni singola parte. Sì, perchè sono le emozioni che gli regala lo stadio, il famoso ultimo tassello, a rendere il calcio ancor più  elemento determinante della sua vita. Una volta lì dentro non importa che da bambino avesse sognato infinite volte di essere sul prato verde, non importa che quel sogno si sia infranto già da tempo, ciò che conta è essere lì, sui gradoni, a supportare la propria squadra, la propria maglia, la propria città o semplicemente a godere di uno spettacolo ogni volta irripetibile. In fondo, chi gode di questo sport, ne gode ovunque, a prescindere dal fatto che in campo ci sia la propria squadra o ce ne siano altre due. Certo, il trasporto emotivo può essere differente, ma la passione è esattamente identica.
Purtroppo, però, e giungo al punto, al giorno d'oggi entrare in uno stadio diventa sempre più complicato. E non mi riferisco alle restrizioni di ogni genere adottate dalla politica. No, non solo almeno, bensì vorrei porre la vostra attenzione sul prezzo dei biglietti che, da anni ormai, continua a crescere a dismisura. Perché, a suo discapito, il protagonista della nostra storia non può permettersi di accompagnare il figlio allo stadio, non può permettersi di condividere una parte di sè con il suo bambino. Il lavoro che fa gli consente di mandare avanti la famiglia, certo, e in casa fortunatamente non manca nulla. A lui non pesa dover rinunciare all'abbonamento in curva, per garantire un futuro dignitoso al figlio sarebbe disposto a sopportarne di peggiori. Addirittura si ritiene fortunato viste le condizioni economiche di tante famiglie al giorno d'oggi, costrette a lottare per il pane da mettere in tavola.  Un comportamento ineccepibile il suo, valori che meritano un rispetto profondo, in definitiva un eroe moderno.
Eppure, e su questo vi chiedo di soffermarvi, non ci siamo sempre raccontati la storiella del calcio sport popolare? Non ci siamo sempre voluti distinguere da altri sport definiti,quasi con disprezzo, per ricchi? Beh, la risposta è sì, e fino a qualche anno fa l'avrei anche urlata a gran voce, ribadendo a tutti un concetto di cui ciascun appassionato andava fiero.
Col passare degli anni le nostre urla sono diventate sussurri e ben presto finiranno per trasformarsi in silenzi, di vergogna aggiungerei.
Non possiamo accettare che un padre di famiglia non solo sia costretto a rinunciare alla sua passione ma non possa neanche trasmetterla al figlio. Ci sono anche altri modi per farlo, è vero, basta qualcosa da prendere a calci... Ma davvero vogliamo abituarci all'idea di stadio inteso come luogo riservato ad una ristretta elite?
Il fascino dello sport popolare si sta perdendo, sta a noi impegnarci affinché ciò non accada. Sinceramente non sono convinto di avere le risposte necessarie in un mondo, e non solo quello dello sport, in cui il profitto conta più di qualsiasi altra cosa. Ma sono sicuro che un dibattito tra chi questo mondo lo ama davvero possa incentivare quantomeno un ritorno al passato, in cui i settori popolari lo erano davvero e non solo per definizione.
Ciascuno di noi può far qualcosa, io ho iniziato semplicemente scrivendo questo articolo con la speranza che la mia voce abbia un seguito affinché il nostro protagonista possa finalmente tornare a coltivare la sua passione e, soprattutto, condividerla con suo figlio.

Caro calcio, quanto ci manchi

di Sasha Del Signore

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